Intellettuali d’oggi e Trasvalutazione

gennaio 8, 2007

Chiunque pratichi attività per le quali si prevede un utilizzo prevalente delle facoltà intellettive, naturalmente facendo riferimento ad una serie di competenze specifiche, rispetto alle facoltà fisiche, può essere definito legittimamente, anche se in un senso molto ampio del termine, un intellettuale. Tuttavia si è sempre teso ad identificare con la Categoria Intellettuale quelle personalità che operano direttamente nel mondo della Cultura, umanistica o scientifica che sia, rappresentando anche spesso un riferimento ideale per larghe fette della società , se non per l’intero immaginario collettivo. Spero che chi legge, possa perdonare al sottoscritto questa zelante nota didascalica d’esordio ma essa si rivela necessaria affinché sia ben chiaro l’oggetto della nostra discussione. Ciò si rende opportuno soprattutto perché ci apprestiamo ad affrontare questa tematica proprio oggi quando il tatto con la figura dell’Intellettuale è davvero molto scarso.

 


La Società contemporanea, plasmata sui miti dell’immagine e del consumo, segue nuovi “guru”, portatori dei valori tipici del neocapitalismo. La società dell’«Uomo ad una dimensione» guarda come suo fondamento non certo ai valori filantropici come quelli dei Saperi o della Cultura ma all’accumulo di beni di consumo, oramai fine e non più mezzo per il raggiungimento del piacere umano. Un sistema del genere non potrebbe che lasciare poco spazio ad un tipo di emancipazione umana che voglia partire dal fermento e dalla crescita culturali, quindi a chi fonda il suo ruolo sociale e la sua dimensione esistenziale su di essi.

Di fatti, se fino alla prima metà del XX secolo la figura-guida per la comunità è stato proprio il Luminare, l’Intellettuale, talvolta vate talvolta pastore delle masse, nell’esasperazione odierna del capitalismo e soprattutto del consumismo, il riferimento umano, il modello di vita, non può essere che il “ricco”, “colui che possiede”, magari l’ “uomo d’immagine” come quello dello spettacolo o della reality-tv. Pertanto è chiaro come l’Intellettuale non sia, oggi più che ieri, un simbolo di emancipazione per la massa seppur essa, rispetto a trent’anni fa, presenti  un livello medio di istruzione (o sarebbe meglio dire alfabetizzazione/formazione) più alto.

Resterebbe solo da capire il ruolo effettivo che l’Intellettuale svolge nell’immaginario di settori specifici, come quello studentesco o quello professionistico-culturale. In effetti, anche in questi ambienti, ed in modo particolare in quello studentesco medio nonché universitario,  la figura dell’Intellettuale gode comunque di un rilievo minore rispetto ad un divo del piccolo schermo. Gli spazi sociali, quindi, lasciati in questo tipo di contesto all’Intellettuale, oltre ad essere pochi, sono sempre più marginali e di nicchia. Tuttavia non c’è da confondere la poca visibilità con l’inesistenza. La figura dell’Intellettuale, difatti, oggi continua ad esistere e a svolgere un ruolo fondamentale per la crescita socio-culturale collettiva, seppur con modalità diverse e con meno evidenza. Sarebbe interessante, a tal proposito, capire quale posizione all’interno di questa intricata rete sociale, l’Intellettuale contemporaneo va ad occupare e con quali caratteristiche la sua figura si presenti. Proprio cercando di carpire quale siano le rotte di “incanalamento” sociale che l’Intellettuale odierno può percorrere, si possono distinguere, seguendo naturalmente un tipo di schematizzazione molto semplicistica, essenzialmente due diverse tipologie di percorsi quali quello dell’ “Intellettuale Integrato” e quello dell’“Intellettuale Indipendente” (tali definizioni sono qui adoperate per pura comodità nella comunicazione e senza alcuna superba pretesa normativa o teorizzante.ndr).

L’ “Intellettuale Integrato” può essere essenzialmente colui che viene assorbito in maniera totale dal sistema vigente, diventandone strumento, rimanendone inglobato nei meccanismi e utilizzato come fautore acritico dei suoi valori e del pensiero unico su cui questi si fondano.

L’Intellettuale che abbiamo, in questa sede, definito “Indipendente”, invece, per quanto possa non  necessariamente essere un personaggio avulso dalla società, eterogeneo alle sue dinamiche ed estraniato dalle sue strutture, tenderebbe comunque a restare un individuo che conserva, sostiene e promuove sempre un approccio critico con la realtà, pur operando talvolta all’interno degli ambiti professionali tipici di questo stesso Sistema. L’ “Intellettuale Indipendente” dovrebbe rivelare una propria coscienza critica, libera e caratterizzata da una profonda onestà di pensiero, a prescindere da quale sia il suo modello ideale e/o ideologico.

E’ importante notare come, in entrambe le tipologie sinora tratteggiate, ad una “vecchia generazione” d’Intellettuali (quella già operante negli anni ‘60) vada ad affiancarsi una “nuova generazione” (quella degli attuali trentenni/trentacinquenni formatisi culturalmente e umanamente tra gli anni ottanta e i primi novanta) e come a queste se ne sommerà probabilmente un’ “ultimissima” nei prossimi dieci anni, con personalità attualmente in via di formazione.

A questo punto, sarebbe opportuno soffermarsi e focalizzare l’attenzione proprio sulla “nuova generazione” nonché su quella appena definita “ultimissima”, facendo riferimento esclusivamente alla seconda tipologia individuata d’Intellettuale, quella dell’ “Indipendente”.

Considerata la breve analisi su esposta e riguardante la società neocapitalistica dei consumismi, dell’ “unidimensionalità” omologante e del declassamento del sapiente rispetto a nuovi modelli umani, l’ “Intellettuale Indipendente” e realmente incondizionato, oggi, non può che partire da un atteggiamento critico nei confronti del Sistema vigente. In un contesto sociale che de-valorizza la cultura e il sapere, l’ “Intellettuale Indipendente”,  in quanto tale e a prescindere da quali siano le sue convinzioni ideologiche o etiche, per incidere efficacemente nel sociale non può che fungere da “mente critica” e costituire una vera “Avanguardia della Contestazione”. C’è chi sostiene che la nuova “Intellighenzia” si stia formando con elementi provenienti dalle fila più disagiate della società, c’è chi invece è convinto che questa continui e continuerà a nutrirsi dei figli di gruppi sociali che derivano dalla vecchia Borghesia. L’importante, tuttavia, non dovrebbe essere la provenienza sociale ma la posizione critica che l’Intellettuale va ad assumere rispetto alla struttura sociale in vigore. L’Intellettuale che può lavorare per migliorare il nostro mondo non deve necessariamente essere inquadrato nella vecchia “concezione di classe” ma colui che prenda le mosse da una messa in discussione critica, parallelamente scardinante e costruttiva, della realtà vigente, operando ad una “trasvalutazione” dei valori per inclinare il dogmatismo del pensiero unico capitalistico-consumistco e alimentando poi quella dialettica multipolare necessaria per la costruzione di alternative.

Grillo Pensante

 

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