Curiamo la democrazia!

gennaio 27, 2007

Curiamo la democrazia!

di Mariano Marino*

La recente e prolungata emergenza rifiuti che affligge la nostra Regione mi spinge a fare alcune considerazioni. Al di la della sconsiderata e pericolosa protesta violenta di teppistelli incendiari, forse prezzolati, il livello di reazione civica e civile va vieppiù affievolendosi. Chiaro è nell’opinione comune che le responsabilità di tale disastro sono legate ad una pluriennale pessima gestione del problema rifiuti da parte della Regione Campania più che agli Enti Locali ma tale calo di tensione avviene perché l’insoddisfazione verso la politica è alta e l’attendibilità dei suoi rappresentanti non ha mai raggiunto livelli così bassi. Nasce la critica feroce ed indiscriminata della politica che però si limita al mugugno in privato o più raramente alla protesta con gli organi di informazione. Il calo dell’affluenza alle urne, degli ultimi anni, il  calo del tesseramento nei partiti e la perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche e nella categoria politica in generale sono sintomi di disaffezione alla politica di cittadini sempre più chiusi nella sfera privata e che reagiscono (sempre meno) solo quando questa sfera protettiva è violata. Se ne conclude che è giunto di nuovo il momento, come negli anni settanta, della costruzione di una sfera pubblica nella quale il cittadino possa essere attivo e propositivo  nel decidere il destino del proprio territorio, in maniera consapevole e non pregiudiziale o comunque sempre e solo “contro”, nel tentativo di formare una società civile che coesista con la famiglia, luogo di formazione di opinione su base quotidiana, e lo stato democratico senza sacrificare uno  di questi elementi in favore di un altro.

Dove sono le prove?

La mia recente esperienza di presidente della circoscrizione di Arpino mi ha portato a incontrare numerosissimi cittadini nei locali di Via Benedetto Croce.

Difficilmente il contatto è andato oltre la lamentazione per anomalie e disservizi che riguardavano da vicinissimo la sfera personale del cittadino: “ c’e immondizia davanti al mio palazzo, la rimozione dei rifiuti non avviene per il mio stabile con la stessa frequenza con la quale avviene per quel altro, ci sono buche sulla strada che conduce a casa mia, perché i vigili urbani non sono presenti  al mio incrocio, perchè non si mette una pattuglia fissa nel mio rione per evitare i furti e gli scippi ecc.”Prima di proseguire oltre vorrei subito chiarire un fraintendimento che potrebbe essere sorto nella mente di alcuni lettori. Non mi permetto qui di criticare le legittime proteste di bravi cittadini che si sentono minacciati nella loro sfera privata, ma, lungi dal propugnare un modello di cittadinanza radicale che richieda una presenza costante dello stesso cittadino nella sfera pubblica, mi colpisce come, anche chi si proponga, avendone i mezzi ed il coraggio, quale persona disposta a collaborare per l’interesse comune, finisca poi, quasi sempre, nell’evidenziare problemi che sono  gravi perché accadono nel “proprio  giardino. Quasi mai ho ricevuto delegazioni di cittadini che proponendo idee, soluzioni  si sono informate sull’attività del Consiglio e sulle difficoltà di una politica locale che vuole e deve essere sussidiaria ma che per le note vicende di scioglimento del consiglio comunale non ha lo sbocco  di interlocutori disposti ad ascoltare l’organismo liberamente eletto e portavoce di una frazione di decine di migliaia di Arpinesi. Abbiamo osservato che spesso, su tematiche specifiche sono costituiti dai cittadini dei comitati che diventano portatori dei loro interessi; ciò è spesso una ricchezza con però qualche limite;
la Circoscrizione si è sempre posta in posizione di attento ascolto delle loro proposte, tenendo presente che è compito delle pubbliche amministrazioni sostenere quello che una volta veniva chiamato il “bene comune” e non solo quello particolare. La tensione che si avverte nella costituzione di questi comitati che sorgono, comunque, sempre per qualche emergenza (Rom, TARSU, ecc  ) svanisce come neve al sole quando il problema si risolve. Raramente, bisogna peraltro dirlo, assistiamo alla  strumentale e  birbantesca  organizzazione di  inutili illogiche ed estemporanee  proteste ( blocchi stradali, incendi di cassonetti): l’incitamento alla ribellione è l’ultima spiaggia   di mediocri personaggi che  riservatamente o esplicitamente puntano a montare su una delle molteplici cordonate clientelari che realizzano il dispositivo celato dei governi.

 È diffuso un  malcontento verso la politica, tutta la politica, ritenuta in maniera qualunquistica una combriccola di persone arroccate in posizione di privilegio e lontani dalla gente. La scommessa della Circoscrizione, rifondata dopo decenni,  tre anni fa, era quella di costituire un organo di gestione costituito da 15 Arpinesi eletti dalla frazione e di partecipazione popolare alle scelte di un Comune, quello di  Casoria, distante e poco amato, con un braccio lungo (quello della raccolta delle tasse) ed uno corto (quello del ritorno ad Arpino di tali tasse sotto forma di manutenzioni e vivibilità). Bisogna ammettere che la scommessa è lungi dall’essere vinta. L’anno trascorso è stato molto travagliato per l’intera città da un punto di vista istituzionale, il commissariamento del Consiglio Comunale, ha creato delle fasi di incertezza nella gestione. Le deleghe previste per
la Circoscrizione comprese quelle già ottenute con la precedente amministrazione sono da considerarsi momentaneamente”sospese” dalla Commissione Straordinaria con la motivazione che la gestione economica è di stretta competenza della Commissione Straordinaria stessa. Senza poteri delegati per migliorare i servizi, le infrastrutture e la qualità della vita della gente della Frazione Arpino, al Consiglio Circoscrizionale residuano solo compiti di controllo, vigilanza e stimolo sulle Strutture comunali e la possibilità di intese con organismi extracomunali.

Davanti a tanti ostacoli frapposti lungo il cammino della costruzione della circoscrizione ci aspettavamo solidarietà da parte della gente di Arpino speravamo che molti ci dessero una mano. Non è così. Se i consiglieri non ricevono addirittura chiamate di correità per qualsiasi evento nefasto, anche naturale, che colpisca la frazione, ricevono nel migliore dei casi, indifferenza. Viviamo una  fase di disaffezione grave alla vita pubblica forse anche  perché le grandi filosofie che erano sottese alla Politica non ci sono più. Le famiglie cercano consolazione, difesa, distrazione e svago nelle gioie della vita domestica e nell’acquisto di merci di ogni sorta che contribuiscono a crearla. Non c’è nulla di male, in sé, in tutto questo. Tutt’altro. Preoccupa moltissimo  però che nella vita quotidiana sia assente, o pochissimo presente, una corrispondente sfera pubblica, che i cittadini mantengano in linea di massima privati i loro pensieri, le loro abitudini e prassi quotidiane e venga addirittura guardato con sospetto chi decide invece di partecipare individualmente, come associazione o comitato permanente alla vita politica. “Chissà che interesse avranno” è la frase ricorrente.

Continuando così c’è poca speranza in termini di recupero di valori pluralistici, democratici e partecipativi. Il cittadino medio, quello istruito e consapevole, non deve  rinunciare all’impegno politico faticoso e di esito incerto, teso alla  creazione di una sfera pubblica democratica. Bisogna coinvolgere chi ne è capace – e sono in tanti –  in una campagna per la tutela e la crescita della democrazia. Bisogna creare un nuovo cittadino  che ripopoli la democrazia.

* Dott. Mariano Marino

Medico Farmacologo

Presidente della Circoscrizione di Arpino[Frazione del Comune di Casoria (NA)]

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