La nostra Politica alienata nella Prassi
gennaio 29, 2007
La nostra Politica alienata nella Prassi
La Società neocapitalistica e il mito del nuovo consumismo, hanno, tra i propri effetti, la diffusione, anch’essa omologante, del disinteresse degli individui per la vita pubblica, sociale, collettiva. L’imposizione di un modello di vita basato sul raggiungimento del puro benessere materiale, che sia standard per la gran parte degli esseri umani a prescindere dai singoli status sociali e culturali, mette le persone in competizione e riduce le vite a corse sfrenate verso il raggiungimento di una meta rappresentata esclusivamente dall’accumulo di ricchezza. Una meta verso la quale il sistema ha incanalato le intime pulsioni desiderose dell’individuo, tramite quelli che sono i mezzi più efficaci di controllo umano, i mass media. Una meta che, pertanto, offusca ogni interesse per il benessere collettivo da parte dell’uomo. L’individuo, sintetizzando, è concentrato su valori effimeri e dunque non guarda minimamente a quei principi ideologici che possono animare, invece, l’interesse per la politica e per la partecipazione alla “cosa pubblica” in genere.Ma non è tutto qui. L’uomo omologato sul pensiero unico del sistema vigente, non crede nella “possibilità di cambiamento”, accettando così la società in cui vive come l’unico mondo possibile” e talvolta come “il migliore dei mondi possibili”. E’ chiaro come la mancanza di fiducia nel cambiamento possa incrementare decisivamente il livello di disimpegno. I Soggetti tradizionali della promozione politica, ovvero i Partiti, non si sono dimostrati interessati e veramente impegnati a tamponare questo fenomeno regressivo e anzi, con un modo d’agire “lobbistico” ed aleatorio, hanno allontanato ancora di più i cittadini. In effetti le stesse organizzazioni partitiche sono state coinvolte dalla medesima tendenza socio-antropologica che ha influito sulla massa, chiudendosi anch’esse paradossalmente in dimensioni quasi intimistiche, dando l’impressione di essere organismi scissi dalla società reale e strutturati solamente per tutelare gli interessi dei propri gruppi dirigenti, perdendo l’ottica del cambiamento possibile delle cose. Tutte queste dinamiche sono comunque emanazione di una sola causa comune quale “l’alienazione nella prassi”. La politica non è mai stasi ma, per sua natura, prima di essere attività pratica, è azione del pensiero, attività della mente sul piano teorico. Nel momento in cui essa si stacca dall’ideale si smarrisce nella prassi e devia la sua stessa attività pratica, perseguendo fini diversi da quelli presupposti e tra l’altro con mezzi inadeguati. Così vengo fuori confronti televisivi, tra presunti politici, basati del tutto sulla parvenza nonché sul colpo di scena ma, nel contempo, privi di contenuti. La Politica è definita, a livello enciclopedico, come l’Arte di Governare. Dunque, in quanto Arte se distaccata dalla dimensione ideale, si snatura. Un’Arte, senza l’elemento ideale, non genera Opere ma produce oggetti di consumo. La Politica, senza ideali ed utopie, diventa attività affaristica come il commercio e così resta prerogativa di pochi eletti “professionisti d’affari politici”. Può sembrare paradossale ma quelle che sono emorragie della politica sul piano intellettuale, hanno dunque rilevanti conseguenze sulla partecipazione di massa. In altre parole, il cittadino, già deviato dal Sistema, trova ulteriore motivo di disimpegno nell’incapacità della classe politica che non può che dimostrarsi priva di contenuti effettivi, in quanto alienata nella prassi e scissa dall’ideale.
Grillo Pensante